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mercoledì 30 marzo 2011

IL PD A DIFESA DEI PENDOLARI, PER IL RILANCIO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE, PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI, E PER LO SVILUPPO DEL TRASPORTO FERROVIARIO DELLE MERCI

IL PD A DIFESA DEI PENDOLARI, PER IL RILANCIO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE,  PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI, E PER LO SVILUPPO DEL TRASPORTO FERROVIARIO DELLE MERCI

Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011

L’Italia

Un Paese che vuole competere a livello mondiale deve poter contare su di un moderno e efficiente sistema di mobilità delle merci e delle persone, elemento essenziale per il nostro rilancio economico, occupazionale e industriale.

Alcuni dati:

-         ogni giorno sono 15 milioni i pendolari che utilizzano bus, metrò, tram e treni;
-         il 95% di chi prende il treno è un pendolare;
-         solo il settore del trasporto pubblico locale coinvolge più di 1.100 imprese, dà occupazione a 120.000 lavoratori per un fatturato di 8 mld di euro;
-         il 90% delle merci trasportate viaggia su gomma! Negli ultimi dieci anni sono stati erogati aiuti a pioggia per circa 4 mld di euro! Nonostante questo la categoria degli autotrasportatori, soprattutto i più piccoli, è in grave difficoltà;
-          il settore della logistica impiega più di 1 milione di persone contribuendo per il13% al PIL;
-         aumenta il divario tra quando si investe a livello pubblico sull’ ”asfalto” e quanto  sulla “ferrovia”,  oggi siamo a un rapporto di 70% a 30% (di cui il 16% va alle reti metropolitane).

IL PARTITO DEMOCRATICO A FAVORE DELLA RISOLUZIONE DELLE NAZIONI UNITE SULLA LIBIA



Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011

L’Italia non è entrata in guerra, ma partecipa a un’azione decisa dalle Nazioni Unite, che ha come scopo quello di reprimere la violazione della pace e gli atti di guerra e massacro delle popolazioni civili perpetrati dal regime libico. Sulla base di questo indirizzo, il Partito Democratico ha dato il proprio voto favorevole, nelle competenti commissioni parlamentari, alla partecipazione nostro Paese alle azioni militari previste dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Come ha giustamente sottolineato il Presidente della Repubblica, in questo duplice meccanismo, di adesione alle risoluzioni dei competenti organismi internazionali e di tutela delle popolazioni libiche dalla guerra contro di esse scatenate da Gheddafi, sta la chiave che definisce la coerenza dell’intervento italiano con il dettato costituzionale.
Il senso di responsabilità, dimostrato in questo frangente dalla principale forza di opposizione, contrasta vistosamente con l’incoerenza di una maggioranza che, senza il nostro decisivo apporto, a causa del disimpegno della Lega Nord e dei molto cosiddetti “responsabili”, avrebbe perso ogni residua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
E contrasta ancor di  più con il deprimente spettacolo messo in scena dalla maggioranza nel corso del dibattito in Parlamento e nella risoluzione votata alla fine da PdL e Lega, che ha mostrato ancora una volta la subalternità del governo ai diktat dei leghisti, che anche in questo tragico momento non hanno perso l’occasione per mettere in primo piano la propria strumentale propaganda contro i profughi e gli immigrati.
Una scena miserevole e deprimente, alla quale ha fatto da compendio l’assenza del premier, che ha disertato l’aula, proprio nel momento in cui un capo di governo, un vero statista, dovrebbe invece sentire il dovere istituzionale di rivolgersi, attraverso il Parlamento, direttamente a tutta la nazione, chiamando in primo luogo la propria maggioranza a uno sforzo di unità di fronte alla ribalta internazionale.
Nelle tragiche ore che vive il popolo della Libia, e di fronte alle inevitabili angoscianti domande sul futuro che l’attuale scenario ci pone davanti, risalta ancora di più la totale inadeguatezza delle iniziative di politica estera, condotte verso il regime di Gheddafi dal governo Berlusconi.
A parte gli aspetti più grotteschi, giustamente rimarcati con grande enfasi dalla stampa mondiale, spicca la disinvoltura con cui il nostro ruolo di potenza principale dell’area mediterranea è stato svenduto: un po’ di “buoni affari” e l’assegnazione al dittatore di Tripoli delle funzioni di guardiano dell’immigrazione.
Un’operazione funzionale agli obiettivi prioritari della propaganda demagogica della Lega Nord, fondata in gran parte sulla fobia dell’immigrazione, che oggi si sgretola come un fragilissimo castello di sabbia, lasciando oltretutto emergere il cinismo implicito nell’aver affidato a un despota spietato la gestione di un fenomeno in cui prevalenti sono le questioni attinenti i diritti umani e il diritto d’asilo.
L’auspicio è che ora l’Italia, anche in virtù dell’atteggiamento serio e responsabile del Partito Democratico, possa recuperare rapidamente la capacità di svolgere il compito che le spetta, sapendo al tempo stesso tutelare i propri interessi nazionali ed essere riferimento per le forze della coalizione internazionale, concorrendo a realizzare in Libia, e in tutte le parti di quella regione attraversati dai moti di ribellione popolare, una transizione verso la democrazia.

Il PD contro il nucleare

IL PARTITO DEMOCRATICO A FAVORE DEL REFERENDUM CONTRO IL RITORNO AL NUCLEARE IN ITALIA

Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011



Il terremoto in Giappone e l'allarme nucleare ad esso seguito mettono in allarme la gestione l'intera gestione energetica mondiale e pongono nuovi interrogativi sull’energia nucleare e sull’effettiva possibilità di un suo  utilizzo in condizioni di sicurezza.

Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l'attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che dalla centrale di nucleare di Fukushima potrebbero ricadere sul Giappone e sulla scala planetaria.

Il paradosso più scontato sta proprio nell'analisi di una catastrofe accaduta in un Paese all'avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, ad esempio, in Italia?

Quell’Italia in cui la scelta nucleare è stata rilanciata dal Governo con ideologica e superficiale approssimazione, senza considerare le condizioni specifiche del nostro territorio, quale unica risposta possibile al fabbisogno energetico del nostro Paese; accompagnata dall’irresponsabile abbandono di significativi investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili, come i recenti tagli alle risorse destinate agli incentivi per il fotovoltaico stanno a dimostrare.

Ciò che il Partito Democratico, quale forza laica e sempre aperta all’avanzamento della ricerca scientifica, intende affermare non è una posizione pregiudiziale, in base alla quale decidere una volta per  tutte se il nucleare sia “buono o cattivo”, ma un atteggiamento di ferma responsabilità.

In virtù della quale, anche le più autorevoli figure del mondo scientifico positivamente orientate verso un possibile utilizzo dell’energia nucleare, richiamano l’esigenza di un immediato stop di riflessione, che fermi da subito le iniziative attualmente in corso, abbandoni il piano nucleare varato dal Governo e riapra una seria stagione di approfondimento, alla luce degli insegnamenti che anche la scienza può trarre da quanto accaduto in Giappone.

E’ questo il significato che il Partito Democratico intende dare, oggi, alla propria netta presa di posizione: di adesione e sostegno alla campagna referendaria contro il ritorno al nucleare in Italia, di richiesta al Governo del blocco immediato dell’iter di individuazione dei siti per la localizzazione delle nuove centrali, di ripristino delle risorse tagliate verso gli investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili.

Rimarchiamo, oltretutto, come l’attuale governo abbia deciso di intraprendere la via del ritorno al nucleare, non essendo neppure stato in grado di risolvere il problema delle scorie derivate dalle precedenti attività e dell’individuazione di un sito idoneo ad accoglierle.

A fronte di tutto ciò, lo stop di un anno annunciato in questi giorni dal ministro Romani appare del tutto insufficiente a rassicurare e, anzi, si profila nei termini in cui è stato proposto quale semplice diversivo per indebolire la campagna referendaria. Sulla quale il Partito Democratico intende, invece, spendere tutto il proprio impegno.



La posizione assunta dal partito a livello nazionale assume particolare rilevanza in questa parte del territorio, nel cui ambito fu in passato individuata la possibile collocazione di una nuova centrale e che, a poche centinaia di metri dal proprio confine provinciale, convive con la presenza della centrale di Trino, che ancora evidenzia non indifferenti problemi relativi alle scorie della passata attività e all’inquinamento delle falde vicine all’adduzione acqua dell’acquedotto del Monferrato

Un territorio la cui particolare fragilità, sotto il profilo alluvionale e dell’assetto idrogeologico del suolo, abbinata alla sismicità, inducono al doveroso esercizio di una rigorosa responsabilità verso la sicurezza e la salute dei cittadini, che non può che portare il PD della provincia di Alessandria ad esprimere la propria ferma contrarietà non solo al piano energetico nucleare del Governo, ma a ogni ipotesi di localizzazione di impianti nella nostra provincia e nei territori con essa confinanti.

In tal senso, il PD alessandrino impegna i propri rappresentanti in seno alle amministrazioni locali e regionale a promuovere iniziative analoghe a quelle già adottata dalla Regione Veneto, al fine di escludere il territorio da ogni ipotesi di futura localizzazione di centrali nucleari e di siti di stoccaggio.

Risultato definitivo della raccolta firme "Berlusconi Dimettiti"

Care democratiche e cari democratici,

vi trasmetto in allegato i risultati definitivi della raccolta delle firme per la campagna Berlusconi dimettiti.
Mi pare si possa complessivamente dire che abbiamo/avete fatto un buon lavoro.
So che c’era intorno a questa iniziativa, soprattutto all’inizio, un po’ di perplessità. Io credo, invece, che sia stata un’occasione utile per stare con molte persone, e per raccogliere quel sentimento di indignazione civile, che credo costituisca un fermento necessario per rimettere sulla giusta strada questo Paese.
Come sto ripetendo in tutte le possibili occasioni, la passione e l’indignazione civile sono spesso il carburante indispensabile per alimentare la macchina del cambiamento.
E’ vero che solo con la richiesta di dimissioni del premier non si costruisce l’alternativa.
Ma è altrettanto vero che, in Italia, sarà difficile costruire qualsivoglia alternativa democratica, sino a che non ci si libererà definitivamente dalla deriva populista del berlusconismo e dalle scorie xenofobe e secessioniste del leghismo.
Insomma, quella che ci attende è una duplice battaglia: più ravvicinata, per la cacciata di Berlusconi, la riconquista del governo dell’Italia e l’avvio di una nuova stagione costituente; quella di più lunga lena, per rigenerare le basi di una più solida cultura e civiltà democratica.
Vista in questa luce, la raccolta delle firme, anche se può apparire un paradosso, guarda di più a questo secondo fronte.
Favorire l’emergere dell’indignazione, oltre la cappa omertosa stesa da buona parte dei media e da un’offensiva pseudo-culturale, che vorrebbe farci apparire normale lo scempio di regole, legalità e moralità di cui il Presidente del Consiglio si rende responsabile, è soprattutto un modo per avviare processo di rigenerazione del nostro Paese, anche agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
Come ha detto giustamente Umberto Eco, se fino a qualche tempo fa all’estero ci compativano per la disgrazia in cui eravamo incorsi con Berlusconi, oggi si domandano come possiamo tollerare una situazione del genere senza reagire.
Ecco, le nostre firme sono anche la dimostrazione che la forza di reagire c’è. Pronta ad entrare in campo in occasione delle nostre iniziative o nelle diverse occasioni in cui le nostre e i nostri militanti, insieme a molti altri, hanno riempito le piazze d’Italia: in occasione dell’iniziativa del 13 febbraio scorso “Se non ora quando”, a difesa della dignità delle donne, o nella più recente manifestazione del 12 marzo, a difesa della scuola pubblica e della Costituzione.
Grazie a tutte e a tutti, di cuore, per l’impegno che ci avete messo.

Alessandria, 28 marzo 2011

                                                                                                Daniele Borioli
                                                                                           Segretario Provinciale

comunicato stampa del bilancio della Provincia

BILANCIO DI PREVISIONE 2011 DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA: UN ENTE CON I CONTI A POSTO NONOSTANTE 3,4 MILIONI DI EURO DI TAGLI NEI TRASFERIMENTI NAZIONALI.
Il gruppo provinciale del PD ha votato convintamente a favore del bilancio di previsione 2011 perchè testimonia la volontà responsabile del Presidente Filippi e della Giunta di coniugare rigore amministrativo e attenzione ai settori e alle fasce sociali più esposte alle conseguenze della crisi economica.
Era oggettivamente difficile fare di più in un contesto in cui i trasferimenti dello stato alla Provincia di Alessandria sono stati ridotti del 24% (oltre 3,4 milioni di euro) e i trasferimenti della Regione Piemonte diminuiranno di oltre 4,7 milioni di euro.
Certamente le aspettative di intervento della Provincia per la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete delle strade,ad esempio, sono molto più alte delle somme disponibili per gli interventi, ma si è cercato in questo bilancio di reperire il massimo di risorse possibile, stante i devastanti tagli nei trasferimenti statali; così come grande attenzione è stata posta anche quest'anno per la sicurezza degli edifici scolastici.
L' ambizioso obiettivo di contenere le spese correnti dell'ente del 12%, un risparmio che risponde alla meritoria volontà politica di ridurre al minimo possibile l'impatto dei tagli sui cittadini della nostra provincia.
Il Governo nazionale di centro-destra (che si permette di avere un ministro per l'attuazione del programma, con tanto di sottosegretario ad hoc, altro che risparmi !!), invece, deliberatamente e cinicamente sta scaricando il costo sociale dei tagli della spesa pubblica sul sistema degli enti locali, da sempre più vicino ai bisogni primari dei cittadini.

Federico FORNARO

venerdì 25 marzo 2011

seduta solenne consiglio provinciale

SEDUTA IN FORMA SOLENNE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ALESSANDRIA IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA.
Alessandria, 16 marzo 2011

Intervento del capogruppo PD, Federico Fornaro

Signor Presidente del Consiglio Provinciale,
Signor Presidente della Provincia,
Colleghi Sindaci,

Il filosofo Remo Bodei ha scritto che "l'identità di una nazione la si costruisce anche attraverso il dimenticare".
Ecco perché, come ci ricorda spesso il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la memoria storica ha una funzione fondamentale: aiutare a non perdere il nesso tra passato - presente e futuro.
Una società senza memoria è destinata a non credere nel futuro: è una società impaurita che rischia di ripetere gli errori del passato.
Ecco perché è stato giusto fare del 17 marzo 2011 un giorno di Festa Nazionale.
Festa dell'Unità d'Italia.
Festa di una nazione che affonda le proprie radici nel Risorgimento.
E' indubbiamente vero che a 150 anni di distanza i nomi di grandi italiani come Cavour, Mazzini, Garibaldi possono apparire icone lontane, figure sui libri di storia, immagini di un tempo che non c'è più.
Ma a ben vedere c'è un messaggio, un'eredità del Risorgimento che ha attraversato questi 150 anni e che ora noi dobbiamo conservare e alimentare.
Questo lascito si chiama LIBERTA'.
Nel Risorgimento italiano la lotta per la libertà è stata in primo luogo una risposta alla Restaurazione dopo la grande stagione della Rivoluzione Francese del 1789;
libertà come ribellione verso i soprusi e l'invasore straniero;
libertà dalla miseria e dall'oppressione.
Il Risorgimento è stato un grande movimento culturale prima ancora che politico e militare.
Il Risorgimento è stato uno straordinario fenomeno generatore di cambiamento, che ha avuto nei giovani il suo perno fondamentale.
Festeggiare l'Unità d'Italia
significa ricordare il sacrificio di tanti giovani,
significa riflettere sulla nostra storia e sulla difficile costruzione dell'identità e della coscienza nazionale.
Partendo dall'inizio difficile di costruzione dello stato unitario gestita dai governi liberali,
un'unità vissuta in molti territori più come una conquista che come una liberazione, con una questione meridionale ancor oggi irrisolta.
Un'identità risorgimentale che fu poi contraddetta dal fascismo, perché come ha scritto Giorgio Ruffolo " la nazione mussoliniana è stata l'antitesi della patria mazziniana".
Quello spirito unitario, quello spirito patriottico, quell'anelito di libertà lo ritroviamo, non a caso, nella Resistenza: anch'esso un momento di ribellione nei confronti delle ingiustizie, di lotta per la libertà perduta; un movimento prevalentemente composto da giovani, da ragazzi proprio come il Risorgimento.
E la nostra Costituzione, la stessa Europa unita sono figli legittimi non solo della Resistenza, ma dello spirito del Risorgimento.
Ha scritto Piero Calamandrei, nel lontano 1955, che nella nostra costituzione "c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo, nell’art. 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’art. 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour; o quando io leggo, nell’art. 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, «non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani".
Ringrazio l'amico e collega Valter Ottria per avermi segnalato questo straordinario discorso di Piero Calamandrei.
Concludo,
ricordando a me stesso, a Voi tutti, che se esiste un diritto alla memoria c'è anche un dovere della memoria.
Noi oggi siamo stati qui a esercitare questo dovere morale e civile.
Il dovere di ricordare i drammi, i gesti eroici, gli slanci morali, le passioni, di quella straordinaria generazione di uomini e di donne, che ci ha donato, con il Risorgimento, il bene primario della Libertà e dell'Unità d'Italia:
un bene prezioso che dobbiamo conservare contro i nemici subdoli,
un bene che dobbiamo difendere da coloro che alimentano le divisioni e vorrebbe oggi rimuovere dalla nostra memoria storica la straordinaria avventura del Risorgimento.
Chiudo,
portando come testimonianza del filo che lega indissolubilmente Risorgimento - Resistenza - Costituzione - Liberta, una lettera,
la lettera di un generale, di un generale di Brigata, Dardano Fenulli, nativo di Reggio Emilia (la patria del Tricolore), medaglia d'oro ala valor militare per aver difeso l'onore della patria il 9/10 settembre 1943 nelle vicinanze di Roma e organizzato il Fronte militare clandestino della Resistenza romana.
Arrestato dalle SS, torturato da Kappler in persona, morirà fucilato alle Fosse Ardeatine.
Scrive nel suo testamento spirituale, Dardano Fenulli:
"Le nuove generazioni dovranno provare per l’Italia il sentimento che i nostri grandi del risorgimento avrebbero voluto rimanesse a noi ignoto nell’avvenire: «il sentimento dell’amore doloroso, appassionato e geloso con cui si ama una patria caduta e schiava, che oramai più non esiste fuorché nel culto segreto del cuore e in un’invincibile speranza». A questo ci ha portato la situazione presente della guerra disastrosa.
Si ridesta così il sogno avveratosi ed ora svanito: ci auguriamo di veder l’Italia potente senza minaccia, ricca senza corruttela, primeggiante, come già prima, nelle scienze e nelle arti, in ogni operosità civile, sicura e feconda di ogni bene nella sua vita nazionale rinnovellata. Iddio voglia che questo sogno si avveri".

Oggi noi abbiamo il dovere di ricordare, il dovere di essere degni di patrioti come questi.

Viva il Risorgimento,

Viva la Repubblica,

Viva l'Italia Unita.

giovedì 24 marzo 2011

La Notte Bianca della Scuola

 "La Notte Bianca della Scuola", in programma venerdì 8 aprile a Milano, Torino, Napoli e Bologna, dove sarà presente il segretario del PD Pier Luigi Bersani.

mercoledì 9 marzo 2011

Manifestazione in difesa della Scuola Pubblica sabato 12 marzo 2011

Se non ora quando?
Difendiamo e rilanciamo la Scuola Pubblica.

Tabella iniziative promosse dai Circoli centro zona del Partito Democratico  in Provincia di Alessandria.

CALENDARIO MANIFESTAZIONI IN  DIFESA SCUOLA 12 MARZO 2011




ORARIO
CENTRO ZONA
TIPO
LUOGO
mattino 10-12
ALESSANDRIA
presidio/gazebo/   volantinaggio/facebook
corso Roma ang. piazza Garibaldi

ACQUI
nulla -causa contemporanea manifestazione ospedale-

mattino
CASALE
volantinaggio
fronte Liceo
pomeriggio 16-19
NOVI LIGURE
volantnaggio/gazebo/facebook
via Girardengo
mattino 9-12
OVADA
gazebo
piazza Mercato
pomeriggio
TORTONA
gazebo
via Emilia
mattino 9:30-12:30
VALENZA
gazebo con manifestazione costituzione
piazza Gramsci -  piazzetta Verdi

sabato 5 marzo 2011

Salviamo la scuola









Unione Provinciale di Alessandria
Dipartimento Scuola e Università
Il Partito Democratico della provincia di Alessandria esprime riconoscenza a tutti gli insegnanti che, giorno dopo giorno, lavorano con impegno e dedizione per la crescita umana, culturale e professionale dei nostri giovani, nonostante le condizioni sempre più difficili causate dai tagli indiscriminati e dalla politica di abbandono che il centro-destra attua nei confronti di scuola ed università.
Le parole di un insegnante, lanciate in rete, ben descrivono i nostri sentimenti dopo l’attacco gratuito sferrato dal Presidente del Consiglio contro la scuola pubblica:
 “Le parole del Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, che dovrebbe difendere la Costituzione e quindi anche la Scuola pubblica, sono contro il mio impegno quotidiano, contro l'affetto e l'impegno che spendo ogni giorno, senza guardare l'orologio, rimettendoci soldi miei per quello che serve e che non c'è, togliendo alla mia famiglia tempo ed energie, con la sola ricompensa dei sorrisi dei bambini, del loro impegno, della loro voglia di scoprire e d'imparare. Sono parole (che certamente ho mal interpretato) del mio datore di lavoro che mi ha bloccato lo stipendio, che mi irride e mi offende; ma non è lui che incontrerò in aula e se non apprezza il mio impegno, mi basterà l'affetto dei miei alunni e l'apprezzamento dei loro genitori per continuare a fare dell'insegnamento la mia missione quotidiana”.
La realtà è che la scuola italiana si regge in gran parte sul “Volontariato”. La maggioranza degli insegnanti con il loro lavoro extrascolastico, il loro impegno e i loro progetti spesso neanche retribuiti, ne sono il motore cercando anche di “inculcare” (che brutto termine!) ai loro studenti quei principi etici e morali che sono sanciti dalla nostra Costituzione.
Facile è anche cedere a luoghi comuni che recitano che gli insegnanti lavorano solo al mattino. Falso! La lezione frontale di classe è solo una parte del lavoro. Si devono considerare in aggiunta: la programmazione didattica, i Collegi Docenti, i Consigli di Classe, i corsi d’aggiornamento pomeridiani, la preparazione delle lezioni, la correzione delle verifiche scritte. Così si arriva a un monte ore che spesso supera le 40 ore settimanali che unite ad impegno, dedizione e professionalità, non vengono retribuite adeguatamente considerando che quella italiana è tra le retribuzioni più basse d’Europa.
Inoltre i tagli alla scuola di Gelmini e Tremonti hanno colpito, in maniera indifferenziata e senza nessuna attenzione per le esigenze della didattica, il funzionamento quotidiano e ordinario di quegli Istituti dove milioni di ragazzi trascorrono le loro giornate, facendo ricadere sugli insegnanti ulteriori gravi incombenze per sopperire a gravi mancanze ad esempio sul sostegno agli alunni diversamente abili e sulla mediazione interculturale.
Il Partito Democratico, pur nel rispetto della libertà di scelta, ribadisce con forza l'indiscussa  centralità della scuola pubblica nel sistema educativo, una scuola che sia di qualità e per tutti: solo se ripartiamo da essa possiamo ricostruire il nostro Paese, dando una speranza ai giovani, abbattendo la sclerosi della classe dirigente e l’immobilità sociale che paralizza l’ Italia.
Noi siamo con la scuola pubblica e non permetteremo che Berlusconi la distrugga.
Maria Assunta Orsi, Responsabile scuola segreteria provinciale PD
Cecilia Bergaglio, Responsabile Università segreteria provinciale PD
Vogliamo dare spazio alle opinioni, ai pensieri e alle riflessioni di insegnanti, studenti e genitori su questo tema, invitandovi a scriverci sul nostro sito, www.partitodemocraticoalessandria.it, oltre che a visitare i gazebo che organizzeremo nel prossimo fine settimana in tutti i centri zona della Provincia in cui troverete insegnanti che vi racconteranno il loro lavoro. 

giovedì 3 marzo 2011

aperitivo

DOMENICA 06 MARZO APERITIVO PER TESSERAMENTO E SOTTOSCRIZIONE.
SAN GIULIANO NUOVO PRESSO IL BAR DEL CIRCOLO(PZA CHIESA)DALLE ORE 11.00.
PORTATE AMICI
CRISTINA

mercoledì 2 marzo 2011

Apertura Blog Circolo Fraschetta



Qui tutto cambia e s'espande
com'è pura l'aria,
radiosa la luce del giorno
immenso il lontano orizzonte
Libertà, ridiscendi dai cieli
che ricominci il tuo regno
Libertà, Libertà

Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini

Dedicato a tutte le donne e a tutti gli uomini che in ogni parte del mondo lottano per la Libertà