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lunedì 25 aprile 2011

ORAZIONE PER IL 25 APRILE DI ENRICO MAZZONI

Sono onorato di poter portare il mio contributo per celebrare questo 66° Anniversario della Liberazione qui a Spinetta M. , in questa terra di Fraschetta che ha dato in ogni sobborgo di essa, i natali a tantissimi Giovani Martiri, morti per donarci il regalo più bello a cui ogni uomo sulla terra deva tendere: "LA LIBERTA' E LA DEMOCRAZIA".
Consentitemi ora alcune riflessioni:
Non tutti i morti sono uguali e il 25 aprile non e uguale al 2 Novembre. Se una sessantina di anni sono pochi, forse, per poter scrivere una serena pagina di storia per una futura memoria, sono però abbondantemente sufficienti per non disconoscere, per non rimuovere, per non dimenticare.
Per non dimenticare gli orrori dell'ultima guerra ma per non dimenticare gli orrori di tutte le guerre, passate, e le tante dimenticate ma in corso oggi, si oggi, si ancora oggi, nel mondo.
L'indifferenza, peggio la noia, peggio la sufficienza nel sostenere che è retorica, che è nostalgia, che è mistificazione, che occorre unificare il ricordo in maniera bipartisan e guardare oltre, io credo, sia il peggior oltraggio che possiamo fare a tante vite di giovani che sono finite con la parola patria e libertà tra le lebbra.
Certo oggi si fa fatica a trasmettere il vero significato della parola Libertà, oggi travisata e mistificata da un abuso di questo vocabolo a indicare tutto meno che la vera libertà pe rtutti, ma sempre più, la libertà di pochi, di pochissimi, di fare tutto ciò che vogliono in barba a leggi che magari si tentano di cambiare o peggio introdurne di nuove in base alle loro convenienze personali, o per ambigui revisionismi storici incompatibili con le vicende del paese. Forse anche noi abbiamo sbagliato, convinti come eravamo che non si sarebbe mai arrivati all'arroganza di oggi, all'indifferenza, alla prevaricazione.
Ci sembrano ricordi eterni, firmati col sangue di moltissimi giovani in Italia come da noi qui, ad Alessandria, alla Benedicta, e nei tanti altri posti della Provincia.

mercoledì 30 marzo 2011

IL PD A DIFESA DEI PENDOLARI, PER IL RILANCIO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE, PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI, E PER LO SVILUPPO DEL TRASPORTO FERROVIARIO DELLE MERCI

IL PD A DIFESA DEI PENDOLARI, PER IL RILANCIO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE,  PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI, E PER LO SVILUPPO DEL TRASPORTO FERROVIARIO DELLE MERCI

Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011

L’Italia

Un Paese che vuole competere a livello mondiale deve poter contare su di un moderno e efficiente sistema di mobilità delle merci e delle persone, elemento essenziale per il nostro rilancio economico, occupazionale e industriale.

Alcuni dati:

-         ogni giorno sono 15 milioni i pendolari che utilizzano bus, metrò, tram e treni;
-         il 95% di chi prende il treno è un pendolare;
-         solo il settore del trasporto pubblico locale coinvolge più di 1.100 imprese, dà occupazione a 120.000 lavoratori per un fatturato di 8 mld di euro;
-         il 90% delle merci trasportate viaggia su gomma! Negli ultimi dieci anni sono stati erogati aiuti a pioggia per circa 4 mld di euro! Nonostante questo la categoria degli autotrasportatori, soprattutto i più piccoli, è in grave difficoltà;
-          il settore della logistica impiega più di 1 milione di persone contribuendo per il13% al PIL;
-         aumenta il divario tra quando si investe a livello pubblico sull’ ”asfalto” e quanto  sulla “ferrovia”,  oggi siamo a un rapporto di 70% a 30% (di cui il 16% va alle reti metropolitane).

IL PARTITO DEMOCRATICO A FAVORE DELLA RISOLUZIONE DELLE NAZIONI UNITE SULLA LIBIA



Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011

L’Italia non è entrata in guerra, ma partecipa a un’azione decisa dalle Nazioni Unite, che ha come scopo quello di reprimere la violazione della pace e gli atti di guerra e massacro delle popolazioni civili perpetrati dal regime libico. Sulla base di questo indirizzo, il Partito Democratico ha dato il proprio voto favorevole, nelle competenti commissioni parlamentari, alla partecipazione nostro Paese alle azioni militari previste dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Come ha giustamente sottolineato il Presidente della Repubblica, in questo duplice meccanismo, di adesione alle risoluzioni dei competenti organismi internazionali e di tutela delle popolazioni libiche dalla guerra contro di esse scatenate da Gheddafi, sta la chiave che definisce la coerenza dell’intervento italiano con il dettato costituzionale.
Il senso di responsabilità, dimostrato in questo frangente dalla principale forza di opposizione, contrasta vistosamente con l’incoerenza di una maggioranza che, senza il nostro decisivo apporto, a causa del disimpegno della Lega Nord e dei molto cosiddetti “responsabili”, avrebbe perso ogni residua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
E contrasta ancor di  più con il deprimente spettacolo messo in scena dalla maggioranza nel corso del dibattito in Parlamento e nella risoluzione votata alla fine da PdL e Lega, che ha mostrato ancora una volta la subalternità del governo ai diktat dei leghisti, che anche in questo tragico momento non hanno perso l’occasione per mettere in primo piano la propria strumentale propaganda contro i profughi e gli immigrati.
Una scena miserevole e deprimente, alla quale ha fatto da compendio l’assenza del premier, che ha disertato l’aula, proprio nel momento in cui un capo di governo, un vero statista, dovrebbe invece sentire il dovere istituzionale di rivolgersi, attraverso il Parlamento, direttamente a tutta la nazione, chiamando in primo luogo la propria maggioranza a uno sforzo di unità di fronte alla ribalta internazionale.
Nelle tragiche ore che vive il popolo della Libia, e di fronte alle inevitabili angoscianti domande sul futuro che l’attuale scenario ci pone davanti, risalta ancora di più la totale inadeguatezza delle iniziative di politica estera, condotte verso il regime di Gheddafi dal governo Berlusconi.
A parte gli aspetti più grotteschi, giustamente rimarcati con grande enfasi dalla stampa mondiale, spicca la disinvoltura con cui il nostro ruolo di potenza principale dell’area mediterranea è stato svenduto: un po’ di “buoni affari” e l’assegnazione al dittatore di Tripoli delle funzioni di guardiano dell’immigrazione.
Un’operazione funzionale agli obiettivi prioritari della propaganda demagogica della Lega Nord, fondata in gran parte sulla fobia dell’immigrazione, che oggi si sgretola come un fragilissimo castello di sabbia, lasciando oltretutto emergere il cinismo implicito nell’aver affidato a un despota spietato la gestione di un fenomeno in cui prevalenti sono le questioni attinenti i diritti umani e il diritto d’asilo.
L’auspicio è che ora l’Italia, anche in virtù dell’atteggiamento serio e responsabile del Partito Democratico, possa recuperare rapidamente la capacità di svolgere il compito che le spetta, sapendo al tempo stesso tutelare i propri interessi nazionali ed essere riferimento per le forze della coalizione internazionale, concorrendo a realizzare in Libia, e in tutte le parti di quella regione attraversati dai moti di ribellione popolare, una transizione verso la democrazia.

Il PD contro il nucleare

IL PARTITO DEMOCRATICO A FAVORE DEL REFERENDUM CONTRO IL RITORNO AL NUCLEARE IN ITALIA

Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011



Il terremoto in Giappone e l'allarme nucleare ad esso seguito mettono in allarme la gestione l'intera gestione energetica mondiale e pongono nuovi interrogativi sull’energia nucleare e sull’effettiva possibilità di un suo  utilizzo in condizioni di sicurezza.

Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l'attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che dalla centrale di nucleare di Fukushima potrebbero ricadere sul Giappone e sulla scala planetaria.

Il paradosso più scontato sta proprio nell'analisi di una catastrofe accaduta in un Paese all'avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, ad esempio, in Italia?

Quell’Italia in cui la scelta nucleare è stata rilanciata dal Governo con ideologica e superficiale approssimazione, senza considerare le condizioni specifiche del nostro territorio, quale unica risposta possibile al fabbisogno energetico del nostro Paese; accompagnata dall’irresponsabile abbandono di significativi investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili, come i recenti tagli alle risorse destinate agli incentivi per il fotovoltaico stanno a dimostrare.

Ciò che il Partito Democratico, quale forza laica e sempre aperta all’avanzamento della ricerca scientifica, intende affermare non è una posizione pregiudiziale, in base alla quale decidere una volta per  tutte se il nucleare sia “buono o cattivo”, ma un atteggiamento di ferma responsabilità.

In virtù della quale, anche le più autorevoli figure del mondo scientifico positivamente orientate verso un possibile utilizzo dell’energia nucleare, richiamano l’esigenza di un immediato stop di riflessione, che fermi da subito le iniziative attualmente in corso, abbandoni il piano nucleare varato dal Governo e riapra una seria stagione di approfondimento, alla luce degli insegnamenti che anche la scienza può trarre da quanto accaduto in Giappone.

E’ questo il significato che il Partito Democratico intende dare, oggi, alla propria netta presa di posizione: di adesione e sostegno alla campagna referendaria contro il ritorno al nucleare in Italia, di richiesta al Governo del blocco immediato dell’iter di individuazione dei siti per la localizzazione delle nuove centrali, di ripristino delle risorse tagliate verso gli investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili.

Rimarchiamo, oltretutto, come l’attuale governo abbia deciso di intraprendere la via del ritorno al nucleare, non essendo neppure stato in grado di risolvere il problema delle scorie derivate dalle precedenti attività e dell’individuazione di un sito idoneo ad accoglierle.

A fronte di tutto ciò, lo stop di un anno annunciato in questi giorni dal ministro Romani appare del tutto insufficiente a rassicurare e, anzi, si profila nei termini in cui è stato proposto quale semplice diversivo per indebolire la campagna referendaria. Sulla quale il Partito Democratico intende, invece, spendere tutto il proprio impegno.



La posizione assunta dal partito a livello nazionale assume particolare rilevanza in questa parte del territorio, nel cui ambito fu in passato individuata la possibile collocazione di una nuova centrale e che, a poche centinaia di metri dal proprio confine provinciale, convive con la presenza della centrale di Trino, che ancora evidenzia non indifferenti problemi relativi alle scorie della passata attività e all’inquinamento delle falde vicine all’adduzione acqua dell’acquedotto del Monferrato

Un territorio la cui particolare fragilità, sotto il profilo alluvionale e dell’assetto idrogeologico del suolo, abbinata alla sismicità, inducono al doveroso esercizio di una rigorosa responsabilità verso la sicurezza e la salute dei cittadini, che non può che portare il PD della provincia di Alessandria ad esprimere la propria ferma contrarietà non solo al piano energetico nucleare del Governo, ma a ogni ipotesi di localizzazione di impianti nella nostra provincia e nei territori con essa confinanti.

In tal senso, il PD alessandrino impegna i propri rappresentanti in seno alle amministrazioni locali e regionale a promuovere iniziative analoghe a quelle già adottata dalla Regione Veneto, al fine di escludere il territorio da ogni ipotesi di futura localizzazione di centrali nucleari e di siti di stoccaggio.