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mercoledì 30 marzo 2011

IL PD A DIFESA DEI PENDOLARI, PER IL RILANCIO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE, PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI, E PER LO SVILUPPO DEL TRASPORTO FERROVIARIO DELLE MERCI

IL PD A DIFESA DEI PENDOLARI, PER IL RILANCIO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE,  PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI, E PER LO SVILUPPO DEL TRASPORTO FERROVIARIO DELLE MERCI

Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011

L’Italia

Un Paese che vuole competere a livello mondiale deve poter contare su di un moderno e efficiente sistema di mobilità delle merci e delle persone, elemento essenziale per il nostro rilancio economico, occupazionale e industriale.

Alcuni dati:

-         ogni giorno sono 15 milioni i pendolari che utilizzano bus, metrò, tram e treni;
-         il 95% di chi prende il treno è un pendolare;
-         solo il settore del trasporto pubblico locale coinvolge più di 1.100 imprese, dà occupazione a 120.000 lavoratori per un fatturato di 8 mld di euro;
-         il 90% delle merci trasportate viaggia su gomma! Negli ultimi dieci anni sono stati erogati aiuti a pioggia per circa 4 mld di euro! Nonostante questo la categoria degli autotrasportatori, soprattutto i più piccoli, è in grave difficoltà;
-          il settore della logistica impiega più di 1 milione di persone contribuendo per il13% al PIL;
-         aumenta il divario tra quando si investe a livello pubblico sull’ ”asfalto” e quanto  sulla “ferrovia”,  oggi siamo a un rapporto di 70% a 30% (di cui il 16% va alle reti metropolitane).

IL PARTITO DEMOCRATICO A FAVORE DELLA RISOLUZIONE DELLE NAZIONI UNITE SULLA LIBIA



Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011

L’Italia non è entrata in guerra, ma partecipa a un’azione decisa dalle Nazioni Unite, che ha come scopo quello di reprimere la violazione della pace e gli atti di guerra e massacro delle popolazioni civili perpetrati dal regime libico. Sulla base di questo indirizzo, il Partito Democratico ha dato il proprio voto favorevole, nelle competenti commissioni parlamentari, alla partecipazione nostro Paese alle azioni militari previste dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Come ha giustamente sottolineato il Presidente della Repubblica, in questo duplice meccanismo, di adesione alle risoluzioni dei competenti organismi internazionali e di tutela delle popolazioni libiche dalla guerra contro di esse scatenate da Gheddafi, sta la chiave che definisce la coerenza dell’intervento italiano con il dettato costituzionale.
Il senso di responsabilità, dimostrato in questo frangente dalla principale forza di opposizione, contrasta vistosamente con l’incoerenza di una maggioranza che, senza il nostro decisivo apporto, a causa del disimpegno della Lega Nord e dei molto cosiddetti “responsabili”, avrebbe perso ogni residua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
E contrasta ancor di  più con il deprimente spettacolo messo in scena dalla maggioranza nel corso del dibattito in Parlamento e nella risoluzione votata alla fine da PdL e Lega, che ha mostrato ancora una volta la subalternità del governo ai diktat dei leghisti, che anche in questo tragico momento non hanno perso l’occasione per mettere in primo piano la propria strumentale propaganda contro i profughi e gli immigrati.
Una scena miserevole e deprimente, alla quale ha fatto da compendio l’assenza del premier, che ha disertato l’aula, proprio nel momento in cui un capo di governo, un vero statista, dovrebbe invece sentire il dovere istituzionale di rivolgersi, attraverso il Parlamento, direttamente a tutta la nazione, chiamando in primo luogo la propria maggioranza a uno sforzo di unità di fronte alla ribalta internazionale.
Nelle tragiche ore che vive il popolo della Libia, e di fronte alle inevitabili angoscianti domande sul futuro che l’attuale scenario ci pone davanti, risalta ancora di più la totale inadeguatezza delle iniziative di politica estera, condotte verso il regime di Gheddafi dal governo Berlusconi.
A parte gli aspetti più grotteschi, giustamente rimarcati con grande enfasi dalla stampa mondiale, spicca la disinvoltura con cui il nostro ruolo di potenza principale dell’area mediterranea è stato svenduto: un po’ di “buoni affari” e l’assegnazione al dittatore di Tripoli delle funzioni di guardiano dell’immigrazione.
Un’operazione funzionale agli obiettivi prioritari della propaganda demagogica della Lega Nord, fondata in gran parte sulla fobia dell’immigrazione, che oggi si sgretola come un fragilissimo castello di sabbia, lasciando oltretutto emergere il cinismo implicito nell’aver affidato a un despota spietato la gestione di un fenomeno in cui prevalenti sono le questioni attinenti i diritti umani e il diritto d’asilo.
L’auspicio è che ora l’Italia, anche in virtù dell’atteggiamento serio e responsabile del Partito Democratico, possa recuperare rapidamente la capacità di svolgere il compito che le spetta, sapendo al tempo stesso tutelare i propri interessi nazionali ed essere riferimento per le forze della coalizione internazionale, concorrendo a realizzare in Libia, e in tutte le parti di quella regione attraversati dai moti di ribellione popolare, una transizione verso la democrazia.

Il PD contro il nucleare

IL PARTITO DEMOCRATICO A FAVORE DEL REFERENDUM CONTRO IL RITORNO AL NUCLEARE IN ITALIA

Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011



Il terremoto in Giappone e l'allarme nucleare ad esso seguito mettono in allarme la gestione l'intera gestione energetica mondiale e pongono nuovi interrogativi sull’energia nucleare e sull’effettiva possibilità di un suo  utilizzo in condizioni di sicurezza.

Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l'attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che dalla centrale di nucleare di Fukushima potrebbero ricadere sul Giappone e sulla scala planetaria.

Il paradosso più scontato sta proprio nell'analisi di una catastrofe accaduta in un Paese all'avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, ad esempio, in Italia?

Quell’Italia in cui la scelta nucleare è stata rilanciata dal Governo con ideologica e superficiale approssimazione, senza considerare le condizioni specifiche del nostro territorio, quale unica risposta possibile al fabbisogno energetico del nostro Paese; accompagnata dall’irresponsabile abbandono di significativi investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili, come i recenti tagli alle risorse destinate agli incentivi per il fotovoltaico stanno a dimostrare.

Ciò che il Partito Democratico, quale forza laica e sempre aperta all’avanzamento della ricerca scientifica, intende affermare non è una posizione pregiudiziale, in base alla quale decidere una volta per  tutte se il nucleare sia “buono o cattivo”, ma un atteggiamento di ferma responsabilità.

In virtù della quale, anche le più autorevoli figure del mondo scientifico positivamente orientate verso un possibile utilizzo dell’energia nucleare, richiamano l’esigenza di un immediato stop di riflessione, che fermi da subito le iniziative attualmente in corso, abbandoni il piano nucleare varato dal Governo e riapra una seria stagione di approfondimento, alla luce degli insegnamenti che anche la scienza può trarre da quanto accaduto in Giappone.

E’ questo il significato che il Partito Democratico intende dare, oggi, alla propria netta presa di posizione: di adesione e sostegno alla campagna referendaria contro il ritorno al nucleare in Italia, di richiesta al Governo del blocco immediato dell’iter di individuazione dei siti per la localizzazione delle nuove centrali, di ripristino delle risorse tagliate verso gli investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili.

Rimarchiamo, oltretutto, come l’attuale governo abbia deciso di intraprendere la via del ritorno al nucleare, non essendo neppure stato in grado di risolvere il problema delle scorie derivate dalle precedenti attività e dell’individuazione di un sito idoneo ad accoglierle.

A fronte di tutto ciò, lo stop di un anno annunciato in questi giorni dal ministro Romani appare del tutto insufficiente a rassicurare e, anzi, si profila nei termini in cui è stato proposto quale semplice diversivo per indebolire la campagna referendaria. Sulla quale il Partito Democratico intende, invece, spendere tutto il proprio impegno.



La posizione assunta dal partito a livello nazionale assume particolare rilevanza in questa parte del territorio, nel cui ambito fu in passato individuata la possibile collocazione di una nuova centrale e che, a poche centinaia di metri dal proprio confine provinciale, convive con la presenza della centrale di Trino, che ancora evidenzia non indifferenti problemi relativi alle scorie della passata attività e all’inquinamento delle falde vicine all’adduzione acqua dell’acquedotto del Monferrato

Un territorio la cui particolare fragilità, sotto il profilo alluvionale e dell’assetto idrogeologico del suolo, abbinata alla sismicità, inducono al doveroso esercizio di una rigorosa responsabilità verso la sicurezza e la salute dei cittadini, che non può che portare il PD della provincia di Alessandria ad esprimere la propria ferma contrarietà non solo al piano energetico nucleare del Governo, ma a ogni ipotesi di localizzazione di impianti nella nostra provincia e nei territori con essa confinanti.

In tal senso, il PD alessandrino impegna i propri rappresentanti in seno alle amministrazioni locali e regionale a promuovere iniziative analoghe a quelle già adottata dalla Regione Veneto, al fine di escludere il territorio da ogni ipotesi di futura localizzazione di centrali nucleari e di siti di stoccaggio.

Risultato definitivo della raccolta firme "Berlusconi Dimettiti"

Care democratiche e cari democratici,

vi trasmetto in allegato i risultati definitivi della raccolta delle firme per la campagna Berlusconi dimettiti.
Mi pare si possa complessivamente dire che abbiamo/avete fatto un buon lavoro.
So che c’era intorno a questa iniziativa, soprattutto all’inizio, un po’ di perplessità. Io credo, invece, che sia stata un’occasione utile per stare con molte persone, e per raccogliere quel sentimento di indignazione civile, che credo costituisca un fermento necessario per rimettere sulla giusta strada questo Paese.
Come sto ripetendo in tutte le possibili occasioni, la passione e l’indignazione civile sono spesso il carburante indispensabile per alimentare la macchina del cambiamento.
E’ vero che solo con la richiesta di dimissioni del premier non si costruisce l’alternativa.
Ma è altrettanto vero che, in Italia, sarà difficile costruire qualsivoglia alternativa democratica, sino a che non ci si libererà definitivamente dalla deriva populista del berlusconismo e dalle scorie xenofobe e secessioniste del leghismo.
Insomma, quella che ci attende è una duplice battaglia: più ravvicinata, per la cacciata di Berlusconi, la riconquista del governo dell’Italia e l’avvio di una nuova stagione costituente; quella di più lunga lena, per rigenerare le basi di una più solida cultura e civiltà democratica.
Vista in questa luce, la raccolta delle firme, anche se può apparire un paradosso, guarda di più a questo secondo fronte.
Favorire l’emergere dell’indignazione, oltre la cappa omertosa stesa da buona parte dei media e da un’offensiva pseudo-culturale, che vorrebbe farci apparire normale lo scempio di regole, legalità e moralità di cui il Presidente del Consiglio si rende responsabile, è soprattutto un modo per avviare processo di rigenerazione del nostro Paese, anche agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
Come ha detto giustamente Umberto Eco, se fino a qualche tempo fa all’estero ci compativano per la disgrazia in cui eravamo incorsi con Berlusconi, oggi si domandano come possiamo tollerare una situazione del genere senza reagire.
Ecco, le nostre firme sono anche la dimostrazione che la forza di reagire c’è. Pronta ad entrare in campo in occasione delle nostre iniziative o nelle diverse occasioni in cui le nostre e i nostri militanti, insieme a molti altri, hanno riempito le piazze d’Italia: in occasione dell’iniziativa del 13 febbraio scorso “Se non ora quando”, a difesa della dignità delle donne, o nella più recente manifestazione del 12 marzo, a difesa della scuola pubblica e della Costituzione.
Grazie a tutte e a tutti, di cuore, per l’impegno che ci avete messo.

Alessandria, 28 marzo 2011

                                                                                                Daniele Borioli
                                                                                           Segretario Provinciale

comunicato stampa del bilancio della Provincia

BILANCIO DI PREVISIONE 2011 DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA: UN ENTE CON I CONTI A POSTO NONOSTANTE 3,4 MILIONI DI EURO DI TAGLI NEI TRASFERIMENTI NAZIONALI.
Il gruppo provinciale del PD ha votato convintamente a favore del bilancio di previsione 2011 perchè testimonia la volontà responsabile del Presidente Filippi e della Giunta di coniugare rigore amministrativo e attenzione ai settori e alle fasce sociali più esposte alle conseguenze della crisi economica.
Era oggettivamente difficile fare di più in un contesto in cui i trasferimenti dello stato alla Provincia di Alessandria sono stati ridotti del 24% (oltre 3,4 milioni di euro) e i trasferimenti della Regione Piemonte diminuiranno di oltre 4,7 milioni di euro.
Certamente le aspettative di intervento della Provincia per la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete delle strade,ad esempio, sono molto più alte delle somme disponibili per gli interventi, ma si è cercato in questo bilancio di reperire il massimo di risorse possibile, stante i devastanti tagli nei trasferimenti statali; così come grande attenzione è stata posta anche quest'anno per la sicurezza degli edifici scolastici.
L' ambizioso obiettivo di contenere le spese correnti dell'ente del 12%, un risparmio che risponde alla meritoria volontà politica di ridurre al minimo possibile l'impatto dei tagli sui cittadini della nostra provincia.
Il Governo nazionale di centro-destra (che si permette di avere un ministro per l'attuazione del programma, con tanto di sottosegretario ad hoc, altro che risparmi !!), invece, deliberatamente e cinicamente sta scaricando il costo sociale dei tagli della spesa pubblica sul sistema degli enti locali, da sempre più vicino ai bisogni primari dei cittadini.

Federico FORNARO