Cerca nel blog
mercoledì 6 aprile 2011
mercoledì 30 marzo 2011
IL PD A DIFESA DEI PENDOLARI, PER IL RILANCIO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE, PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI, E PER LO SVILUPPO DEL TRASPORTO FERROVIARIO DELLE MERCI
IL PD A DIFESA DEI PENDOLARI, PER IL RILANCIO DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE, PER LA LIBERALIZZAZIONE DEI SERVIZI, E PER LO SVILUPPO DEL TRASPORTO FERROVIARIO DELLE MERCI
Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011
L’Italia
Un Paese che vuole competere a livello mondiale deve poter contare su di un moderno e efficiente sistema di mobilità delle merci e delle persone, elemento essenziale per il nostro rilancio economico, occupazionale e industriale.
Alcuni dati:
- ogni giorno sono 15 milioni i pendolari che utilizzano bus, metrò, tram e treni;
- il 95% di chi prende il treno è un pendolare;
- solo il settore del trasporto pubblico locale coinvolge più di 1.100 imprese, dà occupazione a 120.000 lavoratori per un fatturato di 8 mld di euro;
- il 90% delle merci trasportate viaggia su gomma! Negli ultimi dieci anni sono stati erogati aiuti a pioggia per circa 4 mld di euro! Nonostante questo la categoria degli autotrasportatori, soprattutto i più piccoli, è in grave difficoltà;
- il settore della logistica impiega più di 1 milione di persone contribuendo per il13% al PIL;
- aumenta il divario tra quando si investe a livello pubblico sull’ ”asfalto” e quanto sulla “ferrovia”, oggi siamo a un rapporto di 70% a 30% (di cui il 16% va alle reti metropolitane).
IL PARTITO DEMOCRATICO A FAVORE DELLA RISOLUZIONE DELLE NAZIONI UNITE SULLA LIBIA
Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011
L’Italia non è entrata in guerra, ma partecipa a un’azione decisa dalle Nazioni Unite, che ha come scopo quello di reprimere la violazione della pace e gli atti di guerra e massacro delle popolazioni civili perpetrati dal regime libico. Sulla base di questo indirizzo, il Partito Democratico ha dato il proprio voto favorevole, nelle competenti commissioni parlamentari, alla partecipazione nostro Paese alle azioni militari previste dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Come ha giustamente sottolineato il Presidente della Repubblica, in questo duplice meccanismo, di adesione alle risoluzioni dei competenti organismi internazionali e di tutela delle popolazioni libiche dalla guerra contro di esse scatenate da Gheddafi, sta la chiave che definisce la coerenza dell’intervento italiano con il dettato costituzionale.
Il senso di responsabilità, dimostrato in questo frangente dalla principale forza di opposizione, contrasta vistosamente con l’incoerenza di una maggioranza che, senza il nostro decisivo apporto, a causa del disimpegno della Lega Nord e dei molto cosiddetti “responsabili”, avrebbe perso ogni residua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
E contrasta ancor di più con il deprimente spettacolo messo in scena dalla maggioranza nel corso del dibattito in Parlamento e nella risoluzione votata alla fine da PdL e Lega, che ha mostrato ancora una volta la subalternità del governo ai diktat dei leghisti, che anche in questo tragico momento non hanno perso l’occasione per mettere in primo piano la propria strumentale propaganda contro i profughi e gli immigrati.
Una scena miserevole e deprimente, alla quale ha fatto da compendio l’assenza del premier, che ha disertato l’aula, proprio nel momento in cui un capo di governo, un vero statista, dovrebbe invece sentire il dovere istituzionale di rivolgersi, attraverso il Parlamento, direttamente a tutta la nazione, chiamando in primo luogo la propria maggioranza a uno sforzo di unità di fronte alla ribalta internazionale.
Nelle tragiche ore che vive il popolo della Libia, e di fronte alle inevitabili angoscianti domande sul futuro che l’attuale scenario ci pone davanti, risalta ancora di più la totale inadeguatezza delle iniziative di politica estera, condotte verso il regime di Gheddafi dal governo Berlusconi.
A parte gli aspetti più grotteschi, giustamente rimarcati con grande enfasi dalla stampa mondiale, spicca la disinvoltura con cui il nostro ruolo di potenza principale dell’area mediterranea è stato svenduto: un po’ di “buoni affari” e l’assegnazione al dittatore di Tripoli delle funzioni di guardiano dell’immigrazione.
Un’operazione funzionale agli obiettivi prioritari della propaganda demagogica della Lega Nord, fondata in gran parte sulla fobia dell’immigrazione, che oggi si sgretola come un fragilissimo castello di sabbia, lasciando oltretutto emergere il cinismo implicito nell’aver affidato a un despota spietato la gestione di un fenomeno in cui prevalenti sono le questioni attinenti i diritti umani e il diritto d’asilo.
L’auspicio è che ora l’Italia, anche in virtù dell’atteggiamento serio e responsabile del Partito Democratico, possa recuperare rapidamente la capacità di svolgere il compito che le spetta, sapendo al tempo stesso tutelare i propri interessi nazionali ed essere riferimento per le forze della coalizione internazionale, concorrendo a realizzare in Libia, e in tutte le parti di quella regione attraversati dai moti di ribellione popolare, una transizione verso la democrazia.
Il PD contro il nucleare
IL PARTITO DEMOCRATICO A FAVORE DEL REFERENDUM CONTRO IL RITORNO AL NUCLEARE IN ITALIA
Documento approvato dall’Assemblea Provinciale del 26 marzo 2011
Il terremoto in Giappone e l'allarme nucleare ad esso seguito mettono in allarme la gestione l'intera gestione energetica mondiale e pongono nuovi interrogativi sull’energia nucleare e sull’effettiva possibilità di un suo utilizzo in condizioni di sicurezza.
Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l'attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che dalla centrale di nucleare di Fukushima potrebbero ricadere sul Giappone e sulla scala planetaria.
Il paradosso più scontato sta proprio nell'analisi di una catastrofe accaduta in un Paese all'avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, ad esempio, in Italia?
Quell’Italia in cui la scelta nucleare è stata rilanciata dal Governo con ideologica e superficiale approssimazione, senza considerare le condizioni specifiche del nostro territorio, quale unica risposta possibile al fabbisogno energetico del nostro Paese; accompagnata dall’irresponsabile abbandono di significativi investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili, come i recenti tagli alle risorse destinate agli incentivi per il fotovoltaico stanno a dimostrare.
Ciò che il Partito Democratico, quale forza laica e sempre aperta all’avanzamento della ricerca scientifica, intende affermare non è una posizione pregiudiziale, in base alla quale decidere una volta per tutte se il nucleare sia “buono o cattivo”, ma un atteggiamento di ferma responsabilità.
In virtù della quale, anche le più autorevoli figure del mondo scientifico positivamente orientate verso un possibile utilizzo dell’energia nucleare, richiamano l’esigenza di un immediato stop di riflessione, che fermi da subito le iniziative attualmente in corso, abbandoni il piano nucleare varato dal Governo e riapra una seria stagione di approfondimento, alla luce degli insegnamenti che anche la scienza può trarre da quanto accaduto in Giappone.
E’ questo il significato che il Partito Democratico intende dare, oggi, alla propria netta presa di posizione: di adesione e sostegno alla campagna referendaria contro il ritorno al nucleare in Italia, di richiesta al Governo del blocco immediato dell’iter di individuazione dei siti per la localizzazione delle nuove centrali, di ripristino delle risorse tagliate verso gli investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili.
Rimarchiamo, oltretutto, come l’attuale governo abbia deciso di intraprendere la via del ritorno al nucleare, non essendo neppure stato in grado di risolvere il problema delle scorie derivate dalle precedenti attività e dell’individuazione di un sito idoneo ad accoglierle.
A fronte di tutto ciò, lo stop di un anno annunciato in questi giorni dal ministro Romani appare del tutto insufficiente a rassicurare e, anzi, si profila nei termini in cui è stato proposto quale semplice diversivo per indebolire la campagna referendaria. Sulla quale il Partito Democratico intende, invece, spendere tutto il proprio impegno.
La posizione assunta dal partito a livello nazionale assume particolare rilevanza in questa parte del territorio, nel cui ambito fu in passato individuata la possibile collocazione di una nuova centrale e che, a poche centinaia di metri dal proprio confine provinciale, convive con la presenza della centrale di Trino, che ancora evidenzia non indifferenti problemi relativi alle scorie della passata attività e all’inquinamento delle falde vicine all’adduzione acqua dell’acquedotto del Monferrato
Un territorio la cui particolare fragilità, sotto il profilo alluvionale e dell’assetto idrogeologico del suolo, abbinata alla sismicità, inducono al doveroso esercizio di una rigorosa responsabilità verso la sicurezza e la salute dei cittadini, che non può che portare il PD della provincia di Alessandria ad esprimere la propria ferma contrarietà non solo al piano energetico nucleare del Governo, ma a ogni ipotesi di localizzazione di impianti nella nostra provincia e nei territori con essa confinanti.
In tal senso, il PD alessandrino impegna i propri rappresentanti in seno alle amministrazioni locali e regionale a promuovere iniziative analoghe a quelle già adottata dalla Regione Veneto, al fine di escludere il territorio da ogni ipotesi di futura localizzazione di centrali nucleari e di siti di stoccaggio.
Risultato definitivo della raccolta firme "Berlusconi Dimettiti"
Care democratiche e cari democratici,
vi trasmetto in allegato i risultati definitivi della raccolta delle firme per la campagna Berlusconi dimettiti.
Mi pare si possa complessivamente dire che abbiamo/avete fatto un buon lavoro.
So che c’era intorno a questa iniziativa, soprattutto all’inizio, un po’ di perplessità. Io credo, invece, che sia stata un’occasione utile per stare con molte persone, e per raccogliere quel sentimento di indignazione civile, che credo costituisca un fermento necessario per rimettere sulla giusta strada questo Paese.
Come sto ripetendo in tutte le possibili occasioni, la passione e l’indignazione civile sono spesso il carburante indispensabile per alimentare la macchina del cambiamento.
E’ vero che solo con la richiesta di dimissioni del premier non si costruisce l’alternativa.
Ma è altrettanto vero che, in Italia, sarà difficile costruire qualsivoglia alternativa democratica, sino a che non ci si libererà definitivamente dalla deriva populista del berlusconismo e dalle scorie xenofobe e secessioniste del leghismo.
Insomma, quella che ci attende è una duplice battaglia: più ravvicinata, per la cacciata di Berlusconi, la riconquista del governo dell’Italia e l’avvio di una nuova stagione costituente; quella di più lunga lena, per rigenerare le basi di una più solida cultura e civiltà democratica.
Vista in questa luce, la raccolta delle firme, anche se può apparire un paradosso, guarda di più a questo secondo fronte.
Favorire l’emergere dell’indignazione, oltre la cappa omertosa stesa da buona parte dei media e da un’offensiva pseudo-culturale, che vorrebbe farci apparire normale lo scempio di regole, legalità e moralità di cui il Presidente del Consiglio si rende responsabile, è soprattutto un modo per avviare processo di rigenerazione del nostro Paese, anche agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.
Come ha detto giustamente Umberto Eco, se fino a qualche tempo fa all’estero ci compativano per la disgrazia in cui eravamo incorsi con Berlusconi, oggi si domandano come possiamo tollerare una situazione del genere senza reagire.
Ecco, le nostre firme sono anche la dimostrazione che la forza di reagire c’è. Pronta ad entrare in campo in occasione delle nostre iniziative o nelle diverse occasioni in cui le nostre e i nostri militanti, insieme a molti altri, hanno riempito le piazze d’Italia: in occasione dell’iniziativa del 13 febbraio scorso “Se non ora quando”, a difesa della dignità delle donne, o nella più recente manifestazione del 12 marzo, a difesa della scuola pubblica e della Costituzione.
Grazie a tutte e a tutti, di cuore, per l’impegno che ci avete messo.
Alessandria, 28 marzo 2011
Daniele Borioli
Segretario Provinciale
comunicato stampa del bilancio della Provincia
BILANCIO DI PREVISIONE 2011 DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA: UN ENTE CON I CONTI A POSTO NONOSTANTE 3,4 MILIONI DI EURO DI TAGLI NEI TRASFERIMENTI NAZIONALI.
Il gruppo provinciale del PD ha votato convintamente a favore del bilancio di previsione 2011 perchè testimonia la volontà responsabile del Presidente Filippi e della Giunta di coniugare rigore amministrativo e attenzione ai settori e alle fasce sociali più esposte alle conseguenze della crisi economica.
Era oggettivamente difficile fare di più in un contesto in cui i trasferimenti dello stato alla Provincia di Alessandria sono stati ridotti del 24% (oltre 3,4 milioni di euro) e i trasferimenti della Regione Piemonte diminuiranno di oltre 4,7 milioni di euro.
Certamente le aspettative di intervento della Provincia per la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete delle strade,ad esempio, sono molto più alte delle somme disponibili per gli interventi, ma si è cercato in questo bilancio di reperire il massimo di risorse possibile, stante i devastanti tagli nei trasferimenti statali; così come grande attenzione è stata posta anche quest'anno per la sicurezza degli edifici scolastici.
L' ambizioso obiettivo di contenere le spese correnti dell'ente del 12%, un risparmio che risponde alla meritoria volontà politica di ridurre al minimo possibile l'impatto dei tagli sui cittadini della nostra provincia.
Il Governo nazionale di centro-destra (che si permette di avere un ministro per l'attuazione del programma, con tanto di sottosegretario ad hoc, altro che risparmi !!), invece, deliberatamente e cinicamente sta scaricando il costo sociale dei tagli della spesa pubblica sul sistema degli enti locali, da sempre più vicino ai bisogni primari dei cittadini.
Federico FORNARO
Il gruppo provinciale del PD ha votato convintamente a favore del bilancio di previsione 2011 perchè testimonia la volontà responsabile del Presidente Filippi e della Giunta di coniugare rigore amministrativo e attenzione ai settori e alle fasce sociali più esposte alle conseguenze della crisi economica.
Era oggettivamente difficile fare di più in un contesto in cui i trasferimenti dello stato alla Provincia di Alessandria sono stati ridotti del 24% (oltre 3,4 milioni di euro) e i trasferimenti della Regione Piemonte diminuiranno di oltre 4,7 milioni di euro.
Certamente le aspettative di intervento della Provincia per la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete delle strade,ad esempio, sono molto più alte delle somme disponibili per gli interventi, ma si è cercato in questo bilancio di reperire il massimo di risorse possibile, stante i devastanti tagli nei trasferimenti statali; così come grande attenzione è stata posta anche quest'anno per la sicurezza degli edifici scolastici.
L' ambizioso obiettivo di contenere le spese correnti dell'ente del 12%, un risparmio che risponde alla meritoria volontà politica di ridurre al minimo possibile l'impatto dei tagli sui cittadini della nostra provincia.
Il Governo nazionale di centro-destra (che si permette di avere un ministro per l'attuazione del programma, con tanto di sottosegretario ad hoc, altro che risparmi !!), invece, deliberatamente e cinicamente sta scaricando il costo sociale dei tagli della spesa pubblica sul sistema degli enti locali, da sempre più vicino ai bisogni primari dei cittadini.
Federico FORNARO
venerdì 25 marzo 2011
seduta solenne consiglio provinciale
SEDUTA IN FORMA SOLENNE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ALESSANDRIA IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA.
Alessandria, 16 marzo 2011
Intervento del capogruppo PD, Federico Fornaro
Signor Presidente del Consiglio Provinciale,
Signor Presidente della Provincia,
Colleghi Sindaci,
Il filosofo Remo Bodei ha scritto che "l'identità di una nazione la si costruisce anche attraverso il dimenticare".
Ecco perché, come ci ricorda spesso il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la memoria storica ha una funzione fondamentale: aiutare a non perdere il nesso tra passato - presente e futuro.
Una società senza memoria è destinata a non credere nel futuro: è una società impaurita che rischia di ripetere gli errori del passato.
Ecco perché è stato giusto fare del 17 marzo 2011 un giorno di Festa Nazionale.
Festa dell'Unità d'Italia.
Festa di una nazione che affonda le proprie radici nel Risorgimento.
E' indubbiamente vero che a 150 anni di distanza i nomi di grandi italiani come Cavour, Mazzini, Garibaldi possono apparire icone lontane, figure sui libri di storia, immagini di un tempo che non c'è più.
Ma a ben vedere c'è un messaggio, un'eredità del Risorgimento che ha attraversato questi 150 anni e che ora noi dobbiamo conservare e alimentare.
Questo lascito si chiama LIBERTA'.
Nel Risorgimento italiano la lotta per la libertà è stata in primo luogo una risposta alla Restaurazione dopo la grande stagione della Rivoluzione Francese del 1789;
libertà come ribellione verso i soprusi e l'invasore straniero;
libertà dalla miseria e dall'oppressione.
Il Risorgimento è stato un grande movimento culturale prima ancora che politico e militare.
Il Risorgimento è stato uno straordinario fenomeno generatore di cambiamento, che ha avuto nei giovani il suo perno fondamentale.
Festeggiare l'Unità d'Italia
significa ricordare il sacrificio di tanti giovani,
significa riflettere sulla nostra storia e sulla difficile costruzione dell'identità e della coscienza nazionale.
Partendo dall'inizio difficile di costruzione dello stato unitario gestita dai governi liberali,
un'unità vissuta in molti territori più come una conquista che come una liberazione, con una questione meridionale ancor oggi irrisolta.
Un'identità risorgimentale che fu poi contraddetta dal fascismo, perché come ha scritto Giorgio Ruffolo " la nazione mussoliniana è stata l'antitesi della patria mazziniana".
Quello spirito unitario, quello spirito patriottico, quell'anelito di libertà lo ritroviamo, non a caso, nella Resistenza: anch'esso un momento di ribellione nei confronti delle ingiustizie, di lotta per la libertà perduta; un movimento prevalentemente composto da giovani, da ragazzi proprio come il Risorgimento.
E la nostra Costituzione, la stessa Europa unita sono figli legittimi non solo della Resistenza, ma dello spirito del Risorgimento.
Ha scritto Piero Calamandrei, nel lontano 1955, che nella nostra costituzione "c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo, nell’art. 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’art. 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour; o quando io leggo, nell’art. 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, «non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani".
Ringrazio l'amico e collega Valter Ottria per avermi segnalato questo straordinario discorso di Piero Calamandrei.
Concludo,
ricordando a me stesso, a Voi tutti, che se esiste un diritto alla memoria c'è anche un dovere della memoria.
Noi oggi siamo stati qui a esercitare questo dovere morale e civile.
Il dovere di ricordare i drammi, i gesti eroici, gli slanci morali, le passioni, di quella straordinaria generazione di uomini e di donne, che ci ha donato, con il Risorgimento, il bene primario della Libertà e dell'Unità d'Italia:
un bene prezioso che dobbiamo conservare contro i nemici subdoli,
un bene che dobbiamo difendere da coloro che alimentano le divisioni e vorrebbe oggi rimuovere dalla nostra memoria storica la straordinaria avventura del Risorgimento.
Chiudo,
portando come testimonianza del filo che lega indissolubilmente Risorgimento - Resistenza - Costituzione - Liberta, una lettera,
la lettera di un generale, di un generale di Brigata, Dardano Fenulli, nativo di Reggio Emilia (la patria del Tricolore), medaglia d'oro ala valor militare per aver difeso l'onore della patria il 9/10 settembre 19 43 nelle vicinanze di Roma e organizzato il Fronte militare clandestino della Resistenza romana.
Arrestato dalle SS, torturato da Kappler in persona, morirà fucilato alle Fosse Ardeatine.
Scrive nel suo testamento spirituale, Dardano Fenulli:
"Le nuove generazioni dovranno provare per l’Italia il sentimento che i nostri grandi del risorgimento avrebbero voluto rimanesse a noi ignoto nell’avvenire: «il sentimento dell’amore doloroso, appassionato e geloso con cui si ama una patria caduta e schiava, che oramai più non esiste fuorché nel culto segreto del cuore e in un’invincibile speranza». A questo ci ha portato la situazione presente della guerra disastrosa.
Si ridesta così il sogno avveratosi ed ora svanito: ci auguriamo di veder l’Italia potente senza minaccia, ricca senza corruttela, primeggiante, come già prima, nelle scienze e nelle arti, in ogni operosità civile, sicura e feconda di ogni bene nella sua vita nazionale rinnovellata. Iddio voglia che questo sogno si avveri".
Si ridesta così il sogno avveratosi ed ora svanito: ci auguriamo di veder l’Italia potente senza minaccia, ricca senza corruttela, primeggiante, come già prima, nelle scienze e nelle arti, in ogni operosità civile, sicura e feconda di ogni bene nella sua vita nazionale rinnovellata. Iddio voglia che questo sogno si avveri".
Oggi noi abbiamo il dovere di ricordare, il dovere di essere degni di patrioti come questi.
Viva il Risorgimento,
Viva la Repubblica,
Viva l'Italia Unita.
Iscriviti a:
Post (Atom)
